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Presentazione e storia della Biblioteca

La storia
La Biblioteca nazionale del Cai nacque 140 anni fa, nel 1863 a Torino, subito dopo la fondazione del Sodalizio, secondo il modello dell'Alpine Club di Londra, nella cui sede - scriveva Quintino Sella - si hanno tutti i libri e le memorie desiderabili; ivi gli strumenti tra loro comparabili; ivi si rileggono le descrizioni di ogni salita. 
Durante la prima assemblea, il 23 ottobre 1863 nel Castello del Valentino, i soci fondatori dichiararono essenziali per le finalità del Club l'attività editoriale e la raccolta di documentazione. In seguito all'accordo con l'Accademia delle Scienze il Club alpino ebbe l'affidamento dell'osservatorio meteorologico e ottenne dal Ministero della Pubblica Istruzione l'uso di un casotto presso il Castello del Valentino, che fu la prima sede della Biblioteca. In appendice alla Relazione dell'operato dalla direzione datata 28 febbraio 1864, che tra l'altro è il primo documento a stampa pubblicato dal neonato Club, si trova l'elenco dei soci che offrirono doni diversi, tra cui 4 libri, alcune carte topografiche, profili geometrici delle Alpi, il Regolamento della Società Alping [sic] Club di Londra e 4 manipoli del giornale del Club Alpino di Londra, che rappresentano il nucleo storico della biblioteca.
La necessità della conservazione per l'uso sociale di libri e riviste era strettamente correlata alla straordinaria, per quantità e qualità, produzione editoriale di argomento alpino. Dopo la fase romantica e positivista della scoperta della montagna, che coinvolse arte, letteratura, filosofia e scienza, lo sviluppo del turismo alpino diede un grande impulso alla produzione libraria, così che pochi anni dopo la fondazione del Club alpino l'abbondanza di libri di montagna era per Richard Henry Budden motivo di orgoglio ma anche di preoccupazione per lo spazio necessario e la difficoltà di catalogazione. 

I fondi
La Biblioteca del Club alpino è espressione di una comunità culturalmente connotata, che orientò la formazione dei fondi in modo funzionale all'attività del gruppo di committenti e utenti.
L'incremento della Biblioteca centrale del Club procedeva di pari passo con la produzione editoriale, ma fin dai primi anni i curatori si preoccuparono di acquisire anche i classici della scoperta della montagna, come il De alpibus commentarius di Josias Simler del 1574, il celebre poemetto Die Alpen che Albrecht von Haller scrisse nel 1732, gli Itinera per Helvetiae alpinas regiones di Johann Jacob Scheuchzer, editi nel 1723.
All'accrescimento del patrimonio bibliografico concorsero alcuni lasciti, tra cui importanti resoconti di viaggi e di esplorazioni donati dal Circolo Geografico italiano di Torino, che si sciolse pochi anni dopo la fondazione del Club alpino e che con esso ebbe stretti legami attraverso personaggi come il professor Celestino Peroglio, già presidente del Circolo geografico, iscritto al Club alpino dal 1876, Giovan Battista Sella che fu segretario del Circolo e il celebre etnografo e geografo Guido Cora, fondatore della rivista "Cosmos".
Fin dalle origini del Club fu chiara l'importanza dei rapporti con la comunità alpinistica e scientifica internazionale e questo permise l'acquisizione di opere fondamentali per la storia dell'alpinismo, spesso con dediche autografe di illustri personaggi, tra i quali Walton, Tuckett, Budden, Whymper, Irving.

Le monografie 
I diversi generi letterari presenti in Biblioteca rispecchiano i vari approcci al soggetto alpino: la montagna vissuta come laboratorio a cielo aperto dai naturalisti settecenteschi e dagli scienziati positivisti è oggetto di innumerevoli studi di geografia, geologia, glaciologia, firmati per esempio da De Saussure, Nicolis di Robilant, Grouner, Agassiz; l'evoluzione della percezione estetica è documentata nella ricca sezione iconografica dalle incisioni sui volumi di Brockedon, Beaumont, Lory, Coleman, Ruskin, Walton e dai fotografi come Bisson, Tairraz, Sella, e Adams. Nella sezione storiografica si trovano gli studi fondamentali di Grand-Carteret, Coolidge, Freshfield, Montagnier, Vaccarone, Bobba, Cermenati.
La collezione più fornita e rappresentativa è quella delle guide, il tipico prodotto della letteratura alpinistica, in evoluzione dai prolissi resoconti di ascensione alla descrizione tecnica con l'adozione di una terminologia sempre più precisa e codificata, dalla prima guida turistica dell'area alpina redatta da Ebel, alla prima guida per alpinisti di Ball, proseguendo con quelle di Yeld, Martelli, le Guide Cai-Tci e le Vallot, fino a quelle schematiche di arrampicata.
Una sezione di particolare rilievo per ricercatori e bibliografi è quella, recentemente riordinata, delle bibliografie specializzate e dei cataloghi storici delle biblioteche di montagna.
L'importante raccolta di libri della Biblioteca nazionale del Cai che documentano l'alpinismo extraeuropeo, dalle avventure di Freshfield, Mummery, del Duca degli Abruzzi, fino alle salite in velocità e ai concatenamenti, si è recentemente arricchita, in seguito all'assestamento di collezioni all'interno dell'Area documentazione, con l'acquisizione dei libri della biblioteca di Mario Fantin provenienti dal Cisdae. 
Il numero complessivo delle monografie disponibili è di 23.500 

I periodici
Attraverso lo scambio sono state acquisite le riviste delle principali associazioni alpinistiche del mondo, molte delle quali risalgono alla seconda metà del secolo scorso e sono disponibili nella collezione completa, formando un fondo periodici di eccezionale importanza. 
Nel 1858 John Ball decise di raccogliere in un volume annuale le relazioni dell'attività dei soci dell'Alpine Club, inventando così il primo periodico alpinistico, il celebre Peaks, Passes and Glaciers. Il primo volume fu pubblicato dall'editore Longman nel maggio del 1859. Dal 1863 le relazioni dei soci furono ospitate sull'Alpine Journal che iniziò la regolare pubblicazione, tuttora in corso.
Tra le oltre mille testate disponibili in Biblioteca, molte delle quali irreperibili altrove, si segnalano, oltre la collezione completa dell' "Alpine Journal", per esempio l' "Annuaire" del Caf, lo "Jahrbuch" del Cas con i preziosi panorami allegati, "The Himalayan journal", "The Sierra club bulletin", l'annuario giapponese "Sangaku", "The New Zealand Alpine Journal". Citiamo inoltre riviste di turismo alpino come l' "Alpen Post" e altre meno note riviste di area tedesca della seconda metà dell'800 riccamente illustrate, come lo "Jahrbuch des Osterreichischen Touristen-Club". Tra i periodici italiani di alpinismo hanno un particolare valore documentario rarità bibliografiche quali il "Giornale delle Alpi, Appennini e vulcani" diretta da Giorgio Tommaso Cimino, che ebbe vita breve ma precedette il "Bollettino del Club alpino italiano", e la "Rassegna di alpinismo" fondata e diretta da Francesco Carega di Muricce; citiamo infine periodici scientifici e riviste geografiche come lo "United States Geological Survey annual report", "Le Tour du monde" e il "Bollettino della Società geografica italiana" e le più importanti riviste contemporanea di montagna di tutto il mondo.
In sintesi il fondo periodici comprende 1.160 testate per un totale di 16.500 annate. 

Manoscritti , cartografia e iconografia
Il patrimonio culturale e la memoria storica si costruiscono con il concorso di varie tipologie documentarie, di cui fanno parte e anzi rappresentano la sezione più significativa i manoscritti provenienti da fondi personali e gli archivi delle associazioni.
Citiamo tra i molti possibili esempi il diario di guerra 1915-1918 di Ettore Balestreri, carteggi alpinistici di Richard Henry Budden, Giovanni Bobba, Casimiro Therisod, di Luigi Cibrario, Henry Ferrand, William Augustus Brevoort Coolidge, Emile Gaillard, Guido Rey, Ugo De Amicis, Eugen Guido Lammer, dei fratelli Gugliermina, di Francesco Ravelli; scritti vari e appunti di lavoro di alpinisti e intellettuali come Toni Ortelli, Valerio Bertoglio, Pietro Meciani e Armando Biancardi che ha corrisposto con i più noti alpinisti italiani e stranieri del dopoguerra. Nella sezione manoscritti della Biblioteca si conserva inoltre una parte importante dell'archivio storico della Sezione di Torino e interi archivi come quello del Caai e quello del capitano Lamberti.
Nella sezione cartografica sono disponibili in consultazione 1.800 carte topografiche correnti dell'area alpina (di diversi editori tra cui igm, Ign, Tabacco, Kompass) e 3000 carte dei massicci extraeuropei provenienti dal Cisdae; oltre 5.000 importanti carte del fondo storico sono in attesa di catalogazione e per ora consultabili solo su appuntamento, per motivi di ricerca. Qualche esempio: la celebre carta antica del Borgonio, le tavolette dello Stato maggiore sardo, le prime dettagliate del Monte Rosa e del Monte Bianco, di Doufur, Viollet-le-duc, Reilly.
La produzione editoriale iconografica è ampiamente rappresentata; oltre ai numerosi album illustrati con incisioni in rame, litografia e cromolitografia in biblioteca c'è un'interessante scelta di panorami, dalla celebre incisione con la veduta circolare dal Mont Buet disegnato da Bourrit e pubblicato sul primo volume dei Voyages dans les Alpes del de Saussure, ai raffinati panorami svizzeri di Studer, Jacot, Bentely o quelli italiani di Gilly, Carrel, Bossoli, Balduino.